Vai al contenuto
← Tutti gli articoli

Strumenti compensativi: perché non sono una scorciatoia

di Psiche Holos

Poltrone e libreria in uno degli spazi dello studio

Quando a un ragazzo con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento viene proposta una mappa concettuale o la sintesi vocale, capita di sentire un dubbio, a volte espresso ad alta voce: così non si impegna, è un aiuto in più rispetto agli altri. È un dubbio comprensibile, ma nasce da un equivoco su che cosa siano davvero gli strumenti compensativi.

Che cosa sono

Gli strumenti compensativi sono mezzi che permettono di aggirare l’abilità compromessa dal disturbo, per arrivare comunque all’obiettivo di apprendimento. Se la difficoltà sta nella lettura, la sintesi vocale permette di accedere al contenuto del testo; se sta nel calcolo, la calcolatrice libera la mente per ragionare sul problema.

Tra i più usati:

  • mappe concettuali e schemi, per organizzare le informazioni e ritrovarle al momento dell’interrogazione;
  • sintesi vocale e audiolibri, per ascoltare i testi invece di decodificarli parola per parola;
  • formulari e tabelle, per non dover recuperare a memoria regole e procedure;
  • videoscrittura con correttore ortografico, per concentrarsi sul contenuto di ciò che si scrive.

Accanto agli strumenti ci sono le misure dispensative, come i tempi aggiuntivi nelle verifiche o la dispensa dalla lettura ad alta voce. Per gli studenti con diagnosi di DSA sono previsti dalla Legge 170/2010 e vengono indicati nel Piano Didattico Personalizzato (PDP), che la scuola redige insieme alla famiglia. Anche in presenza di altri Bisogni Educativi Speciali, senza una certificazione, la scuola può decidere di adottare un piano personalizzato.

Perché non sono una scorciatoia

Uno strumento compensativo non abbassa l’obiettivo: cambia la strada per raggiungerlo. Lo studente che usa una mappa deve comunque capire l’argomento, selezionare ciò che conta e saperlo esporre. Anzi, costruire una buona mappa richiede spesso più ragionamento che rileggere tre volte il capitolo.

L’idea di fondo è semplice: non chiediamo a una persona miope di sforzarsi di vedere meglio, le diamo gli occhiali. Nessuno pensa che gli occhiali le facciano “vedere di meno”.

Il punto delicato: sceglierli e imparare a usarli

Uno strumento funziona solo se è adatto a quello studente e se lo studente sa usarlo. Consegnare la sintesi vocale a un ragazzo che non ha mai imparato a gestirla, o una mappa fatta da qualcun altro, spesso non serve a molto: lo strumento resta nello zaino.

Per questo, in un percorso sul metodo di studio, gli strumenti non si “danno”: si costruiscono e si allenano insieme. Si parte dai punti di forza dello studente, si provano soluzioni diverse, si tiene quella che funziona davvero e la si porta, poco alla volta, nello studio di tutti i giorni. L’obiettivo è che diventi autonomo nel sceglierli e nell’usarli, anche senza qualcuno accanto.

E l’autostima?

C’è anche un aspetto emotivo. Molti ragazzi vivono lo strumento come un’etichetta, qualcosa che li rende diversi dai compagni, e preferiscono farne a meno anche quando ne avrebbero bisogno. Parlarne apertamente, con loro, con la famiglia e con la scuola, aiuta a cambiare prospettiva: lo strumento non dice “non ce la fai”, dice “ecco come ce la puoi fare”.

Se ti riconosci in qualcuna di queste situazioni, puoi leggere come lavoriamo sul metodo di studio e il potenziamento degli apprendimenti, oppure scriverci per un primo colloquio.

Prenota

Scrivi su WhatsApp a:

Non sai a chi scrivere? Vai ai contatti