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Rimuginare: perché pensarci di più non sempre aiuta

di Psiche Holos

Il corridoio d'ingresso dello studio Psiche Holos

E se va male? E se non ce la faccio? E se ho sbagliato? Sono domande che tutti ci facciamo. A volte però non si fermano: tornano la sera, prima di addormentarsi, e si rincorrono senza arrivare a una risposta. Questo girare intorno agli stessi pensieri si chiama rimuginio.

Pensare a un problema o rimuginare?

Pensare a un problema serve: si guardano le possibilità, si sceglie cosa fare, si passa all’azione. Il rimuginio, invece, assomiglia a un ragionamento ma non porta da nessuna parte. Si concentra su ciò che potrebbe succedere più che su ciò che si può fare, salta da una preoccupazione all’altra e lascia più tesi di prima.

Una domanda aiuta a distinguerli: dopo averci pensato, so cosa fare adesso? Se la risposta è sì, stavo ragionando. Se mi ritrovo al punto di partenza, probabilmente stavo rimuginando.

Perché è così difficile smettere

Chi rimugina spesso lo fa per un motivo che sembra sensato: se ci penso bene, non mi farò trovare impreparato. Oppure: se smetto di preoccuparmi, vuol dire che non mi importa. Sono convinzioni che l’approccio cognitivo-comportamentale prende molto sul serio, perché mantengono il circolo.

Il rimuginio dà l’impressione di avere il controllo, ma intanto tiene il corpo in allerta: tensione, fatica a dormire, difficoltà a concentrarsi. E quando la cosa temuta non succede, la mente può concludere che sia stato merito della preoccupazione, rafforzando l’abitudine.

Cosa si può fare

In un percorso cognitivo-comportamentale non si chiede di “non pensarci”, che di solito ottiene l’effetto opposto. Si lavora su come ci si relaziona ai pensieri. Alcuni passaggi frequenti:

  • riconoscere il rimuginio mentre accade, dandogli un nome: sto rimuginando, invece di sto risolvendo;
  • separare le preoccupazioni su cui si può agire da quelle su cui non si può, per trasformare le prime in piccoli passi concreti;
  • dare alla preoccupazione un tempo e un posto, per esempio un momento dedicato della giornata, invece di lasciarla libera di occupare tutto il resto;
  • esplorare le convinzioni sul rimuginio, chiedendosi se davvero proteggono o se il prezzo è diventato troppo alto.

Sono strumenti che si imparano con gradualità e che vanno adattati alla persona: la stessa tecnica può essere utile a qualcuno e inutile a qualcun altro.

Se il rimuginio occupa molto spazio nelle tue giornate, possiamo parlarne in un primo colloquio e capire insieme da dove partire.

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